Materiale radioattivo nei rifiuti dell’emergenza campana
11/06/2008
Dapprima c’è stato lo stop alle ecoballe dirette ad Amburgo per l’incenerimento. Poi anche tra i rifiuti diretti alla nuova discarica di Svignano Irpino sono stati individuati materiali radioattivi.
In entrambi i casi le autorità hanno subito rassicurato che il materiale radioattivo era da considerarsi un rifiuto sanitario in quanto si sarebbe trattato di iodio 131, una sostanza usata per le scintigrafie sul cancro alle ossa.
Rimane da chiedersi come fosse possibile che materiale di origine ospedaliera si trovasse nelle “ecoballe” e nei rifiuti destinati alla discarica che, in entrambi i casi dovrebbero provenire dalla raccolta urbana ed essere esenti da rifiuti speciali.
Ma, cosa ancora più importante, un materiale radioattivo, sebbene sia lo scarto di un processo diagnostico/terapeutico di un ambulatorio, non può essere comunque considerato un rifiuto sanitario. Almeno fino a quando la sua carica radioattiva non si sia esaurita, a seguito di stoccaggio controllato in attesa di decadimento che può avvenire in tempi relativamente brevi a seconda dei radioisotopi presenti. Il fatto che quei materiali fossero ancora radioattivi dopo vari giorni di confezionamento e trasporto rivela gravi mancanze nella gestione fin dall’origine.
Questo ennesimo allarme scattato attorno all’emergenza rifiuti campana dimostra come sia necessario un corretto controllo di tutta la filiera di produzione trasporto e smaltimento dei rifiuti sanitari e soprattutto il loro trattamento in impianti specializzati. La Mengozzi, ad esempio, presso il proprio sistema integrato di via Zotti è dotata di uno scanner che esamina tutti i rifiuti in ingresso per scongiurare la presenza di materiale radioattivo tra i rifiuti ospedalieri.